venerdì, 20 maggio 2011
20 maggio 2011
... tra i rumori e le gioie del bianco...
21:56 Scritto da: didone68 in Viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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domenica, 21 novembre 2010
Vivere la città...
Come i sogni... accanto ai sogni...
11:42 Scritto da: didone68 in Viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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giovedì, 14 ottobre 2010
ieri... e per sempre...
Un treno...
come tanti...
un autobus...
come tanti...
muoversi nel mondo...
come tanti.
16:36 Scritto da: didone68 in Viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: amore, viaggio | OKNOtizie |
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venerdì, 16 aprile 2010
Numeri e giorni

Provo a dare i numeri ritornando con la memoria ai giorni di ieri, quelli che hanno a che fare con il mio eterno viaggio per il mondo per cercare cosa scrivere nel luogo che mi permette di farlo, perché io scrivo solo se trovo il posto giusto... Tutto è cominciato molto tempo fa... ma i ricordi fanno cilecca e parto da un passato prossimo...
- 17-18 luglio ...con MIlan Kundera e la sua lentezza
- 7 agosto ... alla ricerca della scrittura
- 15 agosto ...
- 19 agosto ... Glauco è ancora lì...
- 1 dicembre ... i castelli guardano...
- 6 dicembre ...luogo imprecisato... c'era Max Pezzali
- 27 dicembre ...WOW
- 3 gennaio ...il colore del Mar Ionio
- 22 gennaio ...per le strade del mondo... dove non ha importanza
- 31 gennaio ...SS. 106 e dintorni
- 4 febbraio ...sul terrazzo di casa
- 14 febbraio ...
- 27-28-29 luglio ...quaranta chilometri e poi il sogno...
- 14 aprile ... le paure e le gioie...
- 5 maggio ...vicoli e...
- 17-31 luglio
- 11-12 settembre
- 21-22 settembre
- 18-19 gennaio
- 11-12 marzo
- 15-16 aprile
mercoledì, 05 agosto 2009
Il ricordo di un Amore
Cominciate a leggere ascoltando l'omonima canzone di Pino Daniele che duetta con Giorgia...
e mentre ascoltate,
pensate a qualcosa che sembrava finire
ma voi sapete che non può finire...
mai...
pensate al mare, al cielo, al sorriso
io sono sicura che non può...
non lasciatelo andare
tenetelo stretto,
è lì, ti guarda e continua a sorridere...
cammina e sorride,
ti sfiora la schiena,
si ferma e ti guarda negli occhi,
si ferma ancora,
è un bacio, una carezza, un fremito
ti bacia, lo baci,
ti entra nell'anima,
lo vedi anche se non c'è...
è nelle onde... nei sassi,
dentro la pelle
Amore???
Ti amo...
23:31 Scritto da: didone68 in blog life, My Love, Poesia, Sapere e Libri, Viaggi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: amore, ricordo, eternità | OKNOtizie |
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sabato, 28 marzo 2009
La strada
A volte anche le cose inanimate possono prendere vita, diventare parte di una storia, essere osservatori di giorni diversi. Quella strada era così, muta testimone di tante storie. Se avesse potuto raccontarle si sarebbe fatta tanti amici e, forse, tanti nemici. Gli amici sarebbero stati lì ad ascoltare, i nemici le avrebbero impedito di raccontare i fotogrammi di emozioni inenarrabili che non potevano essere condivise. Se io ne avessi avuto la possibilità, avrei chiesto a quella strada di raccontare la mia storia... a quella strada fatta di curve a gomito, come gironi danteschi.
Chissà se ricorda gli attimi intensi di quei giorni lontani, chissà se li ha registrati, se li ha immagazzinati nella sua memoria d'asfalto!
Io si che ricordo, potrei raccontare i secondi prima dei minuti, i minuti prima delle ore, le ore prima dei giorni.
E comincerei dal ricordo più giallo, quel giallo che non è del sole, e nemmeno della luna, e nemmanco del brillio delle stelle ma solo il giallo sbiadito di uno scuolabus, parcheggiato lì, ogni giorno, ad ogni ora, in ogni istante di quelli che ricordo, proprio sulla stessa strada.
E continuerei con il ricordo più verde dell'erba che fa capolino non dai prati e nemmeno dai cespugli, ma solo dalle crepe dei muri, che sostengono le curve di quella strada magnifica nella sua normalità di catrame.
Il colore dei sogni chiuderebbe il ricordo più bello, il colore di un sorriso, il colore di un abbraccio, il colore di un bacio, il colore del mare che unisce i colori, il colore di quel pezzo di eternità che ci siamo regalati, malgrado noi.
16:13 Scritto da: didone68 in blog life, My Love, opinioni, Poesia, Sapere e Libri, sfoghi, Viaggi | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: strada, curve, amore | OKNOtizie |
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venerdì, 27 febbraio 2009
Il bilocale
Un racconto, tanto per ricordare a me stessa che mi piace sognare storie che poi scrivo...
Il bilocale era in un palazzo costruito negli anni sessanta e recentemente rimesso a nuovo, una stanza di circa 20 metri quadrati ti guardava appena aprivi la porta. Si notava subito un grande divano sulla parete di destra, sicuramente un pò consunto ma di quelli comodi davvero, c'era poi un mobile non ben definito, non troppo alto e zeppo di libri, uno stereo compatto e qualche cd, un computer portatile spento. Sul mobile, un quadro dipinto dalla padrona di casa, rappresentava il mare e raccontava di un Amore che il mare stesso custodiva. Tra il divano e l'altra parete, il pavimento rustico era coperto da un tappeto enorme, forse troppo grande ma coloratissimo, allegro nelle sue geometrie antiche e moderne, una specie di soffice passaggio, di quei tappeti che ti permettono di camminare a piedi nudi e di sentire il leggero e carezzevole tepore dell'abbraccio. A pensarci bene il tappeto diceva molte cose di chi abitava in quel piccolo sogno...
06:25 Scritto da: didone68 in blog life, My Love, Poesia, Sapere e Libri, Viaggi | Link permanente | Commenti (9) | Segnala | Tag: bilocale, casa, viaggio, amore, mare | OKNOtizie |
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sabato, 03 gennaio 2009
Giorni che...

Giorni che ritornano
con il coraggio di nuvole petulanti,
giorni che si rotolano
paghi del sogno smisurato,
giorni che rincorrono
altri giorni
nella speranza che tornino
i giorni,
giorni che si sono innamorati,
e che volano,
giorni che investono
gli occhi dei giorni,
noi che siamo quegli occhi
qui, in questo istante.
10:32 Scritto da: didone68 in My Love, Poesia, Sapere e Libri, Viaggi | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: giorni, ritorno, anniversario, amore | OKNOtizie |
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sabato, 27 dicembre 2008
Un racconto lungo...

E' quasi passato, la misura colma, la fatica e la serenità paghe.
Non è sicura di avere testimoni ma le azioni concrete hanno preso il posto dei castelli troppo per aria e si affanna sempre di meno a cercare soluzioni. Ci sono i suoi figli, il suo lavoro, le sue passioni illimitate, i suoi amici.
E' quasi passato un anno, è trascorso forse troppo in fretta ma è comunque ormai agli ultimi sprazzi. Mai dire mai. Cos'altro ancora può accadere? Forse è presto per dire basta o, forse, è tardi per ringraziare il cielo per quello che è accaduto. Gioca con il tempo, si trastulla con i pensieri inutili ma invadenti, ama senza limiti come sempre, corre all'impazzata come sempre e come sempre si ferma, ma solo dopo.
2008, ne scandisce il suono ovattato e bisestile di nuvola e guarda fuori come chi ancora cerca il significato recondito degli eventi ormai lontani.
Quanta gente! Quanti passi! E ricorda tutto. La memoria l'accompagna senza tregua, quella stessa memoria che si da le giuste arie di donnina allegra e, che, in grado di rinfacciarti il passato, si stende al tuo fianco e ti osserva.
- La memoria? Buona quella! - avrebbe sentenziato Ludovico che ricorda tutto ma fa solo finta di dimenticare per sgravarsi delle responsabilità del ricordo.
Basta ricordare Ludovico per capire meglio l'ultimo anno... Ludovico che ti asciuga le lacrime nella folla, che ti sorride e che ti fa sorridere quando pensi impossibile il sorriso, Ludovico che ti trovi davanti quando meno te lo aspetti e che poi si allontana troppo in fretta, davanti ad un camino spento e a un abbraccio troppo struggente, Ludovico che corre per chilometri con la sua auto, solo per baciarti, nel suo giubbotto di pelle nera che lo fa sembrare un ragazzino, quello stesso ragazzino che fugge spaventato e con gli occhi sgranati se non controlla più il suo presente, Ludovico di cui conosci ogni centimetro di pelle, che ti è entrato dentro e non andrà mai via, Ludovico che ti fa aspettare cinque o sei mesi per un altro bacio. Sempre Ludovico per tutto l'anno, Ludovico che ti accompagna fino a luglio con i sospiri di notti insonni ma trepidanti, che ti sopporta quando piangi e invece avrebbe solo voglia di scappare, che ti riconquista con una carezza solo pensata, che sa quello che pensi e anticipa i tuoi sogni, Ludovico che ti accarezza e che ti lascia le mani sulla pelle per i giorni e i mesi che non ci saranno carezze, proprio lui che c'è sempre anche senza esserci, con le sue canzoni dedicate che dicono quello che non si sente in grado di dire, Ludovico che si emoziona e che poi torna a ridere per non sentirsi il fiato sul collo, lo stesso Ludovico che si spaventa se il carico si fa pesante.
E con lei, lo sa bene Ludovico, tutto può essere pesantissimo.
Ludovico che rincorri e sai di dover lasciare libero, Ludovico che ti ama ma non te lo dice perché è più bello non esserne sicuri...
- Sai Amore? Domani è il 27 dicembre - dice lei, tra il sonno e la veglia, perché non sai mai se mentre ti parla, ha voglia di ascoltare le tue risposte o si sta addormentando.
- Bella scoperta! - fa lui.
- Amore... abbiamo tre anniversari domani... - e lo dice come una gatta che miagola.
- Tre? Io ne ricordo solo due - con il tono di chi sta pensando - Ecco, così non mi puoi rinfacciare che non mi ricordo... - ma sorride perché li ricorda tutti e tre.
- Quali dei tre ricordi?- detto e pensato come se Jessica Fletcher dovesse scoprire il colpevole dell'ultimo reato.
- Lo sai che ricordo - dice con aria sorniona l'altro gatto - e pensa davvero al 27 novembre nell'atrio di quella scuola, solo un mese fa, e al 27 luglio al mare, già cinque mesi, ma sa anche che c'è altro... un 27 che ritorna a bussare piano dopo un anno. E sa Ludovico che ci sono altri giorni da ricordare, belli e brutti, come in tutti gli amori che durano nel tempo e che meritano di essere ricordati. Perché Ludovico lo sa che il suo è un Amore grande che ha abbattuto le barriere del tempo e dello spazio, anche quando lei sembrava lontana forse troppo lontana, anche quando lui non c'era e stava quasi per abbandonare tutto, e sa anche che, se un giorno sembrerà giunta la fine, non sarà mai davvero la fine.
- E il terzo? Hai già dimenticato il 27 dicembre del 2007? - incalza, deve sempre avere l'ultima parola...
Come cadendo dalle nuvole Ludovico comincia a ridere, ridono entrambi.
- Sei una sciocchina!!! - sussurra Ludovico. Ha lui l'ultima parola, con quel dolce e semplice nomignolo le dice tutto quello che sente, da sempre, da quando gli occhi si sono incontrati la prima volta, nell'azzurro, nel mare, nel vento.
Di quella volta ricordano davvero tutto. E' come ricordare il motivo per cui si parlano, si cercano, ci sono.
Uno splendido 2009 a tutti
Assu
07:19 Scritto da: didone68 in blog life, My Love, Poesia, Sapere e Libri, Viaggi | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | Tag: racconto, anno nuovo, anno vecchio, anno | OKNOtizie |
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domenica, 03 febbraio 2008
Montmartre. La prima tappa di un viaggio (2)

Montmartre è Parigi. Andare a Parigi significa andare a Montmartre. E pensi subito che resteresti lì, anche nel caos che segna tutti i quartieri unici che caratterizzano la metropoli. Oggi Montmartre è fagocitata dal turismo spicciolo e banale ma il degrado non maschera la bellezza di un luogo, lo offusca forse ma non può cancellarlo, come quando si dice di un'anziana signora che è stata bellissima in gioventù ma che conserva la sua bellezza anche solo nello sguardo.
Quando passeggiavo in quelle vie, mentre passavo davanti al Cafè des Deux Moulins, al numero 15 di Rue Lepic, nei miei jeans troppo stretti, fin dentro i miei diciassette anni, ero come incantata, mi sembrava di attraversare un mio personale "paese di Oz". Quando l'ho rivisto ne "Il favoloso mondo di Amélie", ho avuto per tutta la durata del film, un sorriso ebete stampato sulla faccia, tanto che mio fratello mi chiese più volte se stessi bene, senza sapere che non solo stavo benissimo ma che ero ormai tornata indietro, in un tempo che pensavo non mi appartenesse più e che invece mi richiamava per farsi tendere le braccia. Devo tutto questo al mio amico Roberto, un bellissimo ventisettenne molto bohemienne, che mi aveva aiutato in quel progetto folle di viaggio. Glielo rendo oggi, troppo tardi perché legga questo post, ma nella speranza che non mi accada più di non dire in tempo a qualcuno quanto ha contato per me. Perdonami dolce ricordo lontano e ormai impossibile da carezzare, perdonami per non aver capito e per aver continuato a sbagliare anche dopo di te. Con il suo fare sbrigativo e coinvolgente Roberto era stato il primo uomo a dirmi che mi amava e io ero affascinata dal suo essere "grande" e autonomo. L'avevo seguito per mettere in pratica il mio progetto di fuga che divenne il nostro, in quell'agosto strano in cui credevo di essere ormai adulta. Era tutto cominciato un mese prima. Avevo conosciuto Roberto su una spiaggia qualunque, assolata e affollatissima. Ero rimasta soggiogata dai suoi occhi grandi e dai suoi lunghi capelli neri. Suonava la chitarra con un gruppo di amici tutti uguali e mi aveva preso in giro perché, secondo lui, ero troppo musona e taciturna per la mia età. Mi disse che gli ricordavo la sua compagna di scuola, secchiona e presuntuosa, con quell'aria seriosa e falsa. Mi ero offesa e avevo tentato di stare alla larga sia da quel bel ragazzone con i capelli troppo lunghi che dai suoi amici, poi avevo cominciato come per incanto a cantare insieme a loro e Roberto era diventato il mio nuovo amico su quella spiaggia, fino a quel momento deserta solo per me. In quel magnifico luogo, poco al largo, si erge ancora oggi un faraglione, eroso dal vento e dalle onde. Io e Roberto facevamo il bagno e dallo scoglio inquietante e affascinante nello stesso tempo, guardavamo la spiaggia che brulicava di formiche vocianti e di colori impossibili. Uno degli ultimi giorni di luglio raccontai a Roberto del mio progetto. - Voglio andare a Montmartre - dissi secca, forse per fare colpo su quello che consideravo un uomo e non un ragazzo. E Roberto, velocemente e senza esitazione, esclamò: - Ti ci porto io! - Non passò molto tempo e il progetto prese corpo, le vacanze al mare stavano per finire e Roberto insisteva per partire prima possibile. Io ero entusiasta e spaventata, avevo buttato lì, nelle nostre chiacchierate, qualcosa che non sapevo avrei poi dovuto sostenere fino in fondo. Non ero mai stata davvero trasgressiva. Cosa potevo raccontare a casa? Come andare fino in Francia senza che gli altri mi bloccassero? E poi avevo solo 17 anni ed ero arrivata non più lontano di Milano, già tanto se consideriamo che la mia casa era a Cosenza. Roberto fu molto risoluto e mi indicò subito la strada. Non avevo forse detto che sarei andata dai miei zii a Roma per ferragosto? Ebbene, erano gli zii quelli da convincere. Chiamai zio Franco, il fratello più giovane di mia madre e gli raccontai dello strampalato piano. Zio Franco poteva capire, era giovane anche lui, era stato per questo il più "moderno" di tutti, era andato presto via da casa. Mio zio rise tanto al racconto del progetto e all'inizio pensò che la nipotina folle stesse soltanto scherzando. Poi capì che ero convinta dell'altrettanto folle impresa e ridivenne serio. Si preoccupò non poco ma prevalse il suo senso dell'avventura e della trasgressione, non si tirò indietro e promise che ci avrebbe pensato. Mi chiamò dopo qualche giorno per dirmi che poteva accompagnarmi lui a Parigi, ma io fui categorica e non mi feci convincere. Gli spiegai che sarei andata con un amico e che di lui mi fidavo. Zio Franco mi disse di raggiungerlo a Roma e di portare l'amico, avremmo deciso dopo. Montmarte era ormai nella mia testa, non mi sarei fatta convincere a restare a Roma, nonostante fosse la città che amavo di più, delle poche che fino ad allora avevo conosciuto con gli occhi di una ragazzina felice. Mi sentivo fortunata e nessuno della mia famiglia immaginò le macchinazioni che stavo tramando. A Roma, calda ma sempre magica, zio Franco mi venne a prendere in stazione. Roberto era con me. Per tutto il viaggio aveva cercato di convincermi che ero speciale e che si era innamorato di me e io a ripetergli che era un pò scemo e che non era possibile innamorarsi in così poco tempo di una ragazzina di diciassette anni, goffa e troppo piccola per lui. Zio Franco guardò Roberto con circospezione e mi chiese senza mezzi termini: - Con quali soldi andate a Parigi? - Gli sussurrai in un orecchio che avevo messo da parte un bel pò di soldini, alla festa per il Diploma, considerato che l'avevo preso con grande anticipo, rispetto ai miei coetanei e che tutti avevano preteso di farmi regali molto costosi, in gran parte in denaro. Sorrisi e, con una grande faccia tosta, gli ricordai che proprio da lui non mi era giunto nessun regalo. Sorrise tirò fuori il portafogli e mi mise in tasca due biglietti da centomila lire. Ero al settimo cielo, con questo nuovo regalo, diventavo ricchissima. Potevo stare a Parigi per almeno due settimane. Partimmo la sera stessa, dopo aver promesso a zio Franco che avremmo telefonato tutti i giorni. Roberto lo aveva rassicurato, sapeva farci con le parole e zio Franco sembrava aver capito che poteva fidarsi, forse fu un pò troppo facile e "a rischio" fidarsi così, ma accadde e lo ringrazio ancora per l'opportunità che mi diede e per l'esperienza, che grazie a lui ho potuto fare. Il viaggio in treno fu lungo ed estenuante. Anche oggi, quando prendo un treno, so che starò male per tutto il tempo. Sopporto l'andata ma odio il ritorno. Accetto la prima solo per l'innata voglia di partire e per quella sensazione di "sabato del villaggio" che promette. Non potrei mai amare il secondo, il ritorno è come morire un pò, anche se poi è bello rinascere per il viaggio successivo. Arrivammo a Parigi stremati, fortunatamente Roberto sapeva dove andare altrimenti avrei dormito volentieri su una panchina. Conosceva, da un suo viaggio precedente, un dozzinale ma per me splendido ostello della gioventù e lì arrancammo, tra zaini pesanti e sorrisi che diventavano mani intrecciate. Il primo giorno ricordo di aver dormito tanto, accoccolata tra le braccia del mio amico paziente e premuroso, non invadente né esagerato nelle richieste. Grazie a lui non ho avuto mai paura, per tutto il tempo che abbiamo davvero vissuto in quella città e che abbiamo sentito nostra ogni pietra. Mi ha lasciato il ricordo di baci splendidi e di carezze sensuali ma non abbiamo mai fatto l'amore. Ha capito molto probabilmente che non ero pronta e, forse, sperava che sarebbe accaduto con calma e al nostro ritorno. Non è poi mai accaduto, ma è stato il primo uomo che ho baciato come se fosse non la prima ma anche l'ultima volta. Dopo aver dormito per un giorno intero, al secondo giorno finalmente decidemmo di risalire verso Montmartre, l'emozione è ancora nel mio petto, oggi dopo ventidue anni. Quell'emozione mi ricorda che in quelle scoperta c'era la crescita, il sogno, la gioia della ricerca della propria identità. Roberto mi guardava adorante. Ancora oggi non so se l'ho amato a mia volta. Scopro mentre scrivo che io non ho mai amato e, nonostante i miei trentanove lunghi anni, arranco alla ricerca dell'impossibile, come quando raggiunsi il letto un pò decadente di quell'ostello e mi addormentai tra le sue braccia, senza chiedermi cosa stesse davvero accadendo. Ho come la sua immagine scolpita nella memoria ora che Roberto non è più parte della mia vita da troppo tempo, adesso che sulla mia pelle sono passati tanti presunti amori e che proprio Roberto potrebbe essere il primo. Dico "potrebbe" perché i dubbi e le incertezze mi stremano anche dopo tanti anni. Ora che Roberto non è più e non può rispondere alle mie domande per dirmi davvero se mi amava e se si sentiva amato. Il mio dolce Roberto è andato via troppo presto per un altro amore, più grande, in un viaggio senza ritorno in Africa, nel suo vagabondare altruista per aiutare il prossimo, il mio dolce amico è stato per lungo tempo un grande missionario laico, morto per una caduta banale, in un mondo che ormai sentiva suo. Avrò sempre nel cuore un dolore senza fondo per non avere capito della fragilità dei sentimenti, dell'effimero senso del tempo, per non aver saputo allora come oggi che bisogna dirsi tutto e bisogna rispettare l'altro per quanto non può dire e non può fare. Oggi non sono capace di rispondere alla domanda sull'esistenza dell'Amore romantico e imperituro, nonostante tante volte ho creduto di esserci andata vicino. Mi sono convinta già ventidue anni fa, davanti alla Basilica del Sacro Cuore, a Montmartre, che quei sentimenti mi avrebbero solo sfiorato e che in realtà mai mi sarebbe accaduto di scoprire che quella dolce malia di cui i poeti narrano mi avrebbe intaccato. Roberto era lì e mi teneva stretta e io sapevo che sarei presto fuggita o che avrei costretto lui ad andare, ma non in quel momento, troppo bello e sicuramente irripetibile. Ancora adesso ho la triste sensazione di non sapere cos'é l'Amore, non mi sento capace di resistere al terribile desiderio di distruggerlo questo sentimento che mi terrebbe troppo legata e, tutte le volte, lego e stringo a mia volta perché l'altro decida di fuggire. A volte sento la necessità di spiegarlo all'altro ma ottengo reazioni opposte, abbandoni e paure immotivate. Io fuggo legando e stringendo per lasciare agli altri il tempo di fuggire, che paradosso! Rovino la possibilità di amare nel senso più ideale del termine, precludendomi la possibilità di far durare l'affetto per sempre, per la paura di non controllare le mie assurde capacità di dirigere la vita, non solo la mia ma anche quella degli altri. Roberto mi ha cullato nei giorni di Montmartre, mi ha osservato mentre dipingevo come se fossi una nouvelle Suzanne Sarandon e mi fatto sentire l'Amore, fino al giorno in cui gli ho chiesto troppo e l'ho fatto fuggire via senza avere la forza di riconoscere che le cose importanti vanno maneggiate con cura e non si impone niente a nessuno. Era solo dicembre, Montmartre lontana e vicina nello stesso tempo. Roberto era Roma. Gli chiesi di tornare a Cosenza per Natale, mi disse che era impossibile, litigai con lui, dopo la lite la nostra storia da fiaba era già finita. Oggi so che le storie si ripetono, non proprio uguali, non proprio come nei tempi di ieri, le persone sono diverse ma le emozioni osano ripetersi, e si può sbagliare ancora. La speranza di oggi è che possa riparare, con Roberto non posso più farlo. Ma questa è un'altra storia. Non so se raccontarvela adesso. Ora sono un pò triste ma nonostante tutto ottimista. Non ho mai davvero amato tutte le volte che ho creduto di dover possedere l'altro, tutte quelle volte che, come dice la mia amica Elisa, non ho rispettato nelle scelte, il cinquanta per cento che spetta all'altro. Oggi sono disponibile a cedere anche il mio cinquanta per cento, per poter dire, se non di aver capito cos'è l'Amore, almeno di sentire la necessità di rispettare la libertà dovuta a chiunque, ma soprattutto a chi ti vuole bene e per quelli che credi di amare, a modo tuo, in quel modo maldestro e stupido "del tutto e subito".
Non ho mai amato davvero ma voglio imparare.
07:10 Scritto da: didone68 in blog life, Viaggi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: montmartre, parigi, viaggio, scrivere | OKNOtizie |
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